Integrazione non è multiculturalismo
La strage di Oslo ha fornito alla commissaria europea agli Affari interni, la svedese Cecilia Malmström, l’occasione per stigmatizzare le pulsioni xenofobe, il che è ovviamente sacrosanto. “Oltre a condannare le discriminazioni e i delitti – ha anche detto – bisogna spiegare di più i benefici del multiculturalismo, dell’integrazione”. Un pensiero, quest’ultimo, in cui si confondono due princìpi non solo diversi, ma persino contraddittori.
16 AGO 20

L’integrazione (che è il contrario dell’integralismo) è un processo che può avvenire solo sulla base della concezione di dignità, libertà e responsabilità della persona che è il lascito fondamentale del retaggio giudeo-cristiano della civiltà occidentale. Di integrazione infatti si parla solo nei paesi che appartengono a questa civiltà. Il multiculturalismo, invece, implica la rinuncia all’affermazione dei valori personalistici come imprescindibili per tutti i cittadini, l’accettazione di altre concezioni basate sulla sottomissione dell’uomo alla fede, della donna all’uomo, dell’infedele al fedele, che dovrebbero concorrere alla costruzione di questa non meglio identificata civiltà “multiculturale”.
L’integrazione, processo difficile e complesso che non è stato completamente realizzato neppure in paesi come gli Stati Uniti costruiti dalla confluenza di diversi flussi migratori, implica l’accettazione del principio di base della civiltà occidentale, che si è evoluto nel corso di una storia millenaria, dal libero arbitrio alla tolleranza e all’eguaglianza di diritti per tutte le persone. Il multiculturalismo sincretico, che va tanto di moda, in realtà rappresenterebbe un cedimento alla pari dignità degli integralismi rispetto ai principi di libertà e di rispetto. L’assassino di Oslo è, prima di tutto, oltre che un pazzo criminale, un negatore della civiltà occidentale, dei suoi valori umanitari e personalistici, come lo fu, su una scala tremendamente più vasta, il nazismo.